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giovedì 5 giugno 2014
Insonnia, il pomodoro come il caffè
Il pomodoro come il caffè, un nemico del sonno (anche se può far dimagrire). E' la conclusione a cui è arrivata la dietologa Shelly Redmont, autrice del best seller Eat Well and Be Fabulous, secondo la quale "se non riuscite a dormire la notte la colpa può essere di cosa mangiate di solito", pomodoro in primis. La dietologa spiega che i primi indiziati per l'insonnia sono "i cibi a base di pomodori", che possono avere "effetti equivalenti alla caffeina e alla soda, anche se spesso li sottovalutiamo". Infatti questi alimenti stimolerebbero mente e corpo rendendo più ostico addormentarsi e dormire.
Evviva la banana - Analoghe le conclusioni a cui è arrivata Colleed Moody, dietologa di Diet & Health, che spiega: "Mangiare la pasta al sugo prima di andare a dormire può avere conseguenze negative sul sonno". Questo perché il pomodoro "causa riflussi acidi e bruciori, che impediscono ad una persona di poter riposare tranquillamente". La dinamica, dunque, ha a che vedere con la digestione. E riguarda i pomodori tutti: verdi o rossi, crudi oppure cucinati. Ma il pomodoro, per contro positivo, se mangiato alla sera può aiutare a dimagrire e migliorare la condizione fisisca, tanto che alcuni dietologi li suggeriscono come unico tipo di alimentazione per un dato periodo. Infine, una informazione curiosa: oltre alle classiche tisane, anche le banane aiuterebbero a prendere sonno.
mercoledì 4 giugno 2014
Altro che dieta, scoperta la centralina nel cervello che spegne la fame
Altro che dieta, la fame la spegne il cervello: scoperta la centralina che spegne il desiderio di mangiare.
La scoperta, pubblicata su Nature dal gruppo coordinato da Richard Palmiter, dell'università di Washington a Seattle, potrebbe aiutare a mettere a punto nuove terapie per stimolare o sopprimere il senso di appetito e per curare in particolare i disturbi alimentari. La centralina è in un gruppo di cellule nervose che, quando funziona correttamente, ha il compito di frenare l'appetito dopo i pasti o quando non è sano mangiare, come per esempio durante una malattia o quando nel cibo si avverte la presenza di tossine.
La scoperta, pubblicata su Nature dal gruppo coordinato da Richard Palmiter, dell'università di Washington a Seattle, potrebbe aiutare a mettere a punto nuove terapie per stimolare o sopprimere il senso di appetito e per curare in particolare i disturbi alimentari. La centralina è in un gruppo di cellule nervose che, quando funziona correttamente, ha il compito di frenare l'appetito dopo i pasti o quando non è sano mangiare, come per esempio durante una malattia o quando nel cibo si avverte la presenza di tossine.
Questi neuroni si trovano in un'area chiamata nucleo parabrachiale del tronco encefalico, una regione che regola il gusto, l'apporto di sodio, il dolore, e già nota anche per il suo ruolo nel controllo dell'appetito ma finora non si era riusciti a comprendere quali fossero in modo preciso le cellule e i meccanismi coinvolti. La scoperta è stata condotta su topi geneticamente modificati in modo che i loro neuroni potessero essere attivati artificialmente colpendoli con la luce emessa da fibre ottiche impiantate nel cervello. L'attività delle cellule invece è stata bloccata a comando iniettando nei topi una sostanza chimica. In questo modo è stato scoperto che attivando questo gruppo di neuroni i topi non avevano più appetito, al contrario, spegnendoli, mangiavano di più. È stata identificata anche la molecola espressa da queste cellule, il peptide correlato al gene della calcitonina (Cgrp). «È un lavoro interessantissimo condotto con tecniche molto sofisticate che fornisce una conoscenza fondamentale per i disturbi del comportamento alimentare, come bulimia, anoressia e obesità» osserva il neurofisiologo Piergiorgio Strata, dell'università di Torino. Oltre a identificare con precisione i neuroni che silenziano la fame, i ricercatori hanno infatti scoperto che queste cellule hanno terminazioni nervose che arrivano all'amigdala, una struttura del cervello con cui comunicano e «che - spiega Strata - si attiva quando abbiamo paura o abbiamo un disagio legato alla sfera delle emozioni». In questo modo lo studio conferma la base neurologica dei disturbi alimentari e il loro collegamento con le emozioni e può aprire la strada a nuove cure per queste malattie. È importante, sottolinea Strata, aver identificato anche la molecola espressa da queste cellule perchè si conosce ancora più nello specifico il bersaglio che si potrebbe andare a colpire.
venerdì 30 maggio 2014
Viso, crema intima usata da anti-age: boom di vendite
È il prodotto anti-rughe più ricercato del momento e anche il più insolito. Si tratta di una crema ideata inizialmente per migliorare l'elasticità delle zone intime in gravidanza e in menopausa. Ma le vendite sono aumentate vertiginosamente dopo la scoperta delle proprietà antiaging per il viso, condivisa nei forum online.
A Roma le vendite delle due tipologie di prodotto, per gravidanza e per menopausa, sono triplicate dal mese di gennaio a quello di febbraio e in aprile sono cresciute di 10 volte rispetto all'inizio dell'anno. «Si tratta sicuramente di una moda, che però non ha particolari controindicazioni - spiega Leonardo Celleno, dermatologo dell'Università Cattolica di Roma -. Si tratta di un'ottima crema, perché contiene collagene, acido ialuronico e isoflavoni di soia. Sostanze, quindi, che vanno bene per la pelle femminile. In più ci sono le vitamine A, E, C. Un prodotto completo. E così come fa bene all'area perigenitale, può anche andar bene per altre aree del corpo, viso compreso. Per avere ottimi prodotti antirughe, però, non c'è bisogno di ricorrere a questa particolare crema, perché ne esistono molti, altrettanto validi, realizzati per il viso, che hanno una consistenza più adatta. La crema vaginale, infatti, è più appiccicosa».
Nessun danno per la salute a causa dell'uso improprio, dunque, ma nemmeno un'azione miracolosa collegata al prodotto: «Si tratta di piccole manie, lanciate dall'uso di qualche vip - conclude il dermatologo -. A volte questo tipo di imitazione può essere pericoloso e serve fare attenzione, ma in questo caso non ci sono rischi».
Nessun danno per la salute a causa dell'uso improprio, dunque, ma nemmeno un'azione miracolosa collegata al prodotto: «Si tratta di piccole manie, lanciate dall'uso di qualche vip - conclude il dermatologo -. A volte questo tipo di imitazione può essere pericoloso e serve fare attenzione, ma in questo caso non ci sono rischi».
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domenica 18 maggio 2014
La carne rossa fa male alla salute? Un gene aumenta il rischio di cancro
Da tempo si discute sul fatto se la carne rossa faccia realmente male alla salute. Ora è stato scoperto un gene che aumenta il rischio di cancro al colon retto La scoperta è stata presentata al meeting annuale della American Society of Human Genetics 2013 in corso a Boston.
Condotto da Jane Figueiredo dell'Università della California Meridionale, lo studio ha messo in evidenza anche un secondo gene che, al contrario, riduce il rischio di tumore se gli individui portatori consumano tanta frutta e verdura. Il rischio di cancro del colon-retto dipende anche dall'alimentazione ed è noto che un consumo smodato di carni rosse, specie se molto lavorate come le salsicce, può aumentarlo. Ma in questo studio si è scoperto soprattutto che alcuni individui sono geneticamente ancora più suscettibili di altri al tumore quando consumano troppa carne rossa. Gli esperti hanno studiato 2,7 milioni di sequenze genetiche nel Dna di 9.287 pazienti col tumore e 9.117 soggetti sani di controllo. Hanno così visto che nei soggetti portatori di una certa mutazione il rischio tumore associato al consumo di carne è molto più elevato: si tratta della mutazione 'rs4143094' in una regione del cromosoma 10 che include anche il gene GATA3, già noto per essere collegato a vari tipi di cancro. E' stata trovata anche un'altra mutazione sul cromosoma 8 che riduce invece il rischio tumore del colon di molto se il soggetto portatore della mutazione consuma molta frutta e verdura. Secondo gli scienziati queste scoperte mostrano come con la genomica si può arrivare a ''prescrivere'' delle diete personalizzate per ridurre il più possibile il rischi di certe malattie.
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sabato 10 maggio 2014
Ecco l’integratore in aiuto del ‘benessere’ della pelle
Una prodotto per l’eczema (o dermatite atopica), patologia delle pelle a base infiammatoria con andamento cronico e recidivante
La dermatite atopica può colpire gli adulti ma soprattutto i bambini con manifestazioni cutanee fastidiose che possono interferire sulla vita sociale e di relazione di chi ne soffre. La pelle appare secca, desquamata e arrossata e associata quasi sempre a prurito anche intenso.
La dermatite atopica può colpire gli adulti ma soprattutto i bambini con manifestazioni cutanee fastidiose che possono interferire sulla vita sociale e di relazione di chi ne soffre. La pelle appare secca, desquamata e arrossata e associata quasi sempre a prurito anche intenso.
Si manifesta su viso, braccia e gambe, tronco e si accompagna ad una alterazione delle funzioni di barriera della cute che non è più integra. Recenti studi evidenziano che il difetto di barriera è presente anche a livello della mucosa intestinale dove la microflora intestinale contribuisce alla funzione di barriera della mucosa e stabilizza la permeabilità intestinale. Secondo uno studio Doxa condotto su dermatologi e pediatri, i bambini colpiti da dermatite atopica rappresentano mediamente il 5% dei pazienti pediatrici e l’11% dei pazienti che si rivolgono al dermatologo. La fascia più colpita è quella entro i cinque anni di età.
Un problema anche per le mamme. Dalle testimonianze raccolte in un’indagine Bayer su mamme di bambini con dermatite atopica emerge un senso di frustrazione per la mancanza di una cura risolutiva e per il carattere recidivo della malattia e una conseguente sfiducia nei confronti della terapia che attualmente prevede l’impiego di prodotti a uso topico a base di cortisonici ed emollienti e all’occorrenza di antistaminici. La permeabilità intestinale, la funzione barriera della mucosa intestinale e la risposta immunologica che ne deriva giocano un ruolo chiave nell’andamento della dermatite atopica: quando questi fattori risultano alterati (permeabilità aumentata, funzione di barriera compromessa, risposta immunologica sbilanciata) possono presentarsi diverse problematiche, dalle allergie alle manifestazioni cutanee dell’atopia. Diversi studi hanno dimostrato che i probiotici riducono l’estensione, la severità e i sintomi soggettivi dell’eczema nei bambini infanti. In questa cornice si inserisce la ricerca che ha portato alla realizzazione di un nuovo probiotico: Bifiderm. Frutto di una ricerca durata sei anni e condotta nei laboratori della Probiotical di Novara, Bifiderm è la combinazione di due ceppi probiotici, il Lactobacillus Salivarius LS01 e il Bifidobacterius Breve BR03, brevettati e selezionati per la loro capacità di colonizzare l’intestino. Emilio Bellantoni, Head of Business Unit Dermatology di Bayer osserva: “Bayer, presente in 156 Paesi al mondo, ha scelto Bifiderem perché si tratta di un prodotto innovativo i cui effetti sono dimostrati da studi clinici. I pazienti affetti da oggi chiedono risposte efficaci. Bayer e Probiotical oggi possono offrire un prodotto davvero efficace e sicuro”.
Curare la pelle... dall'intestino. Bifiderm aiuta a ripristinare l’equilibrio della flora batterica intestinale. Quando la microflora intestinale risulta alterata a causa di fattori alimentari, organici o assunzione di antibiotici può risentirne il benessere della pelle. Lorenzo Drago, direttore del Laboratorio Analisi Cliniche e Microbiologiche IRCCS Istituto Galeazzi, Dipartimento scienze Biomediche per la Salute Università di Milano dichiara: “Si fatica a credere che una patologia della pelle si possa curare a livello intestinale. Gli studi effettuati hanno evidenziato che il difetto di barriera della pelle alla base della Da è presente anche a livello della mucosa intestinale dove la microflora contribuisce alla funzione di barriera e stabilizza la permeabilità intestinale. Bifiderm diminuisce la permeabilità intestinale, ha un’azione dimostrata sull’evoluzione positiva del punteggio SCORAD (che valuta i parametri clinici della Da) e sull’indice DLQ (qualità della vita), diminuisce la carica stafilococcica che aumenta l’infiammazione eritemica, modula l’assetto immunologico, con un effetto riequilibrante del rapporto Th1/Th2 e una regolazione del rapporto Th17/Treg, e riduce la percentuale di cellule T attivate”.
Curare la pelle... dall'intestino. Bifiderm aiuta a ripristinare l’equilibrio della flora batterica intestinale. Quando la microflora intestinale risulta alterata a causa di fattori alimentari, organici o assunzione di antibiotici può risentirne il benessere della pelle. Lorenzo Drago, direttore del Laboratorio Analisi Cliniche e Microbiologiche IRCCS Istituto Galeazzi, Dipartimento scienze Biomediche per la Salute Università di Milano dichiara: “Si fatica a credere che una patologia della pelle si possa curare a livello intestinale. Gli studi effettuati hanno evidenziato che il difetto di barriera della pelle alla base della Da è presente anche a livello della mucosa intestinale dove la microflora contribuisce alla funzione di barriera e stabilizza la permeabilità intestinale. Bifiderm diminuisce la permeabilità intestinale, ha un’azione dimostrata sull’evoluzione positiva del punteggio SCORAD (che valuta i parametri clinici della Da) e sull’indice DLQ (qualità della vita), diminuisce la carica stafilococcica che aumenta l’infiammazione eritemica, modula l’assetto immunologico, con un effetto riequilibrante del rapporto Th1/Th2 e una regolazione del rapporto Th17/Treg, e riduce la percentuale di cellule T attivate”.
lunedì 5 maggio 2014
Stanchezza di primavera: sì alla dieta dei colori
Del resto la cromoterapia ha origini antichissime, in India la medicina ayurvedica associa i colori all'influenza che questi esercitano sui chakra; anche la medicina cinese utilizza i colori per curare molte malattie. Più scientificamente è stato dimostrato che i fitopigmenti, le sostanze responsabili del colore degli alimenti, hanno proprietà specifiche in grado di arginare vari disturbi e proteggere l'organismo.
Il colore rosso, quello di arance, peperoni, melograno, pomodori e fragole ha effetti antiossidanti e protegge la pelle da eritemi e invecchiamento. Gli alimenti di colore verde (cavoli, rucola e spinaci ma anche fave e piselli), aiutano a combattere l'influenza e favoriscono la circolazione, quelli di colore viola (mirtilli, prugne, uva e fichi), a curare le patologie cardiovascolari.
Il bianco di aglio, pere e mandorle combatte il colesterolo cattivo, il giallo-arancio di carote, albicocche e zucche contiene le indispensabili vitamine A, B e C mentre il marrone di cioccolato e legumi e il grigio tenue della crusca sono importanti fonti di magnesio.
giovedì 20 febbraio 2014
"Il perizoma può far male alla salute?". Più infiammazioni e infezioni rispetto agli slip
Le donne lo amano per la sua praticità sotto i capi attillati, gli uomini lo considerano molto sexy: è il perizoma. Il capo intimo, però è al centro di opinioni discordanti da parte dei medici.
Secondo alcuni studi, infatti, potrebbe portare a una maggiore incidenza di malattie infiammatorie e infezioni della zona anale, perianale e pubica, soprattutto se realizzato con fibre sintetiche. Tra i materiali più dannosi ci sarebbe il pizzo, bene il cotone e un'attenzione particolare ai capi con cavallo in cotone e esterno sintetico. La particolare forma del perizoma, poi, tende naturalmente a muoversi, trasformando la striscia di tessuto che collega la parte posteriore a quella anteriore in un "ponte" per i batteri. A rassicurare, però, il parere del Dr. Jill M. Rabin, professore associato diOstetricia e Ginecologia clinica e Sanità delle donne presso l’Albert Einstein College of Medicine, consultato dalla versione americana dell'Huffington Post: "Se la persona è sana, ritengo che non esistano rischi che rovini la salute. La questione è se si ha una predisposizione a contrarre infezioni, sia urinarie che vaginali: in quel caso può essere più difficile guarire se si indossa un perizoma".
martedì 11 febbraio 2014
Ipnosi per le donne che soffrono di ansia e il sesso migliora
ROMA Il piacere si può riaccendere anche con terapie alternative ai farmaci. Lo dimostra una ricerca condotta su 187 donne adulte con sintomi tipici della diminuzione degli ormoni estrogeni dovuta all'età, condotta dai terapisti della Baylor University in Texas e presentata dalla American Psychological Association.
Il rilassamento indotto dall'ipnosi, infatti, migliorerebbe il piacere sessuale delle donne che soffrono di ansia, irritabilità e secchezza. Suddivise in due gruppi sono state sottoposte a cinque sedute settimanali di ipnosi mentre l'altra metà è rimasta nella personale routine quotidiana. I ricercatori hanno misurato tramite questionari il livello di confort, soddisfazione e piacere sessuale. Scoprendo che le donne sottoposte alla terapia ipnotica, effettuata da terapisti clinici qualificicati, hanno risolto i problemi che rendevano difficoltosi i rapporti e rirovato l'appagamento del piacere. «Gli effetti di questo tratatmento sono sovrapponibili a quelli delle etrapie ormonali senza effetti collaterali» sottolinea Gary Elkins, direttore del Baylor mind-body research laboratory dell'università americana.
giovedì 30 gennaio 2014
Obesità infantile, si previene con più sonno
Più i bambini dormono e meno calorie assumono. La strettissima correlazione tra sonno e alimentazione è stata dimostrata dai risultati di uno studio condotto dai ricercatori della Temple University e pubblicati sulla rivista «Pediatrics». Gli studiosi hanno condotto una ricerca durata tre settimane su un campione di bambini di età compresa tra gli 8 e gli 11 anni, di cui per il 27% si era già riscontrata una situazione di sovrappeso o obesità.
Durante la prima settimana i ricercatori hanno lasciato che i bambini dormissero secondo le proprie abitudini, in quella successiva si è fatto in modo che venissero dedicate più ore al sonno mentre durante durante la terza i bambini hanno dormito di meno. Il risultato?
Nella seconda settimana, quella dedicata al sonno, ogni bambino ha assunto circa 134 calorie in meno al giorno. In fase di analisi è adesso la traduzione di tutto ciò nel lungo periodo e la conseguente modifica di comportamenti e abitudini alimentari nei bambini già abituati ad avere un corretto rapporto sonno/veglia.
A confermare la dipendenza del rischio di sovrappeso dalla durata del sonno è anche una ricerca finanziata dalla Commissione Europea IDEFICS (Identification and prevention of Dietary - and lifestyle - induced health Effects In Children and infants) secondo cui era già noto che nei bambini in età pre-scolare abituati a dormire meno di 9 ore il rischio di sovrappeso era maggiore. Per quelli più grandi, un sonno inferiore alle 11 ore aumentava il rischio del 40%, uno inferiore a 9 ore addirittura del 300%.
Nella seconda settimana, quella dedicata al sonno, ogni bambino ha assunto circa 134 calorie in meno al giorno. In fase di analisi è adesso la traduzione di tutto ciò nel lungo periodo e la conseguente modifica di comportamenti e abitudini alimentari nei bambini già abituati ad avere un corretto rapporto sonno/veglia.
A confermare la dipendenza del rischio di sovrappeso dalla durata del sonno è anche una ricerca finanziata dalla Commissione Europea IDEFICS (Identification and prevention of Dietary - and lifestyle - induced health Effects In Children and infants) secondo cui era già noto che nei bambini in età pre-scolare abituati a dormire meno di 9 ore il rischio di sovrappeso era maggiore. Per quelli più grandi, un sonno inferiore alle 11 ore aumentava il rischio del 40%, uno inferiore a 9 ore addirittura del 300%.
lunedì 20 gennaio 2014
Depressione post parto più a rischio chi vive in città
La depressione post-partum (o post-natale), disturbo dell'umore che colpisce le donne nel periodo immediatamente successivo al parto, è riscontrata maggiormente in chi risiede nelle grandi aree urbane.
A dimostrarlo una ricerca pubblicata sul CMAJ, il Canadian Medical Association Journal, e guidata da Simone Vigod, psichiatra del Women's College Hospital e del Women's College Research Institute di Toronto. I dati, raccolti su un campione di 6.421 donne canadesi, sottolineano come siano quelle che vivono nei centri con oltre 500.000 abitanti a tendere di più alla depressione post-partum, rispetto a quelle che abitano in aree meno congestionate.
Il disturbo, da non confondere con la più grave psicosi puerperale, è accompagnata da crisi di pianto, cambiamenti di umore, irritabilità generale, perdita dell'appetito, insonnia o al contrario difficoltà a rimanere svegli, assenza di interesse nelle attività quotidiane e verso il neonato.
In Canada è il 35% delle puerpere a vivere nelle grandi zone urbane di Montreal, Toronto e Vancouver, il 20% si trova in zone rurali o addirittura remote mentre il restante 45% in condizioni di semirurali o semiurbane. Le donne nelle città tendono alla depressione post-partum per il 10% in più, contro il 6% di quelle delle zone rurali, il 7% circa delle zone semirurali e il 5% delle zone semiurbane
Il disturbo, da non confondere con la più grave psicosi puerperale, è accompagnata da crisi di pianto, cambiamenti di umore, irritabilità generale, perdita dell'appetito, insonnia o al contrario difficoltà a rimanere svegli, assenza di interesse nelle attività quotidiane e verso il neonato.
In Canada è il 35% delle puerpere a vivere nelle grandi zone urbane di Montreal, Toronto e Vancouver, il 20% si trova in zone rurali o addirittura remote mentre il restante 45% in condizioni di semirurali o semiurbane. Le donne nelle città tendono alla depressione post-partum per il 10% in più, contro il 6% di quelle delle zone rurali, il 7% circa delle zone semirurali e il 5% delle zone semiurbane
mercoledì 15 gennaio 2014
Prendere la pillola contraccettiva per più di 3 anni? Ecco cosa succede alla vostra salute
Sembra alto, molto alto, il pericolo per tutte le donne che prendono la pillola contraccettiva da più di 3 anni. Secondo un nuovo studio, infatti, queste donne sembrano avere il doppio delle probabilità di soffrire di una patologia oculare, che può anche portare alla cecità. La ricerca ha messo in evidenza che, se assunta per un periodo prolungato, fino a un massimo di tre anni, può portare a contrarre il glaucoma, una malattia oculare che colpisce il campo visivo.
“Questo studio dovrebbe spingere la ricerca futura a dimostrare la causa e l’effetto dei contraccettivi orali e il glaucoma - commenta il dottor Shan Lin, dell’Università della California a San Francisco - a questo punto, le donne che hanno assunto contraccettivi orali, per tre o più anni, dovrebbero essere sottoposte a screening per il glaucoma e seguite da un oculista”. I ricercatori hanno utilizzato i dati tra il 2005 e il 2008 del National Health and Nutrition Examination Survey. Lo studio è stato condotto su 3.406 partecipanti, di sesso femminile, dai 40 anni in su, che hanno compilato un questionario sulla salute riproduttiva e degli occhi e che sono state sottoposte a visite oculistiche. I risultati sono stati presentati al 117° meeting annuale della American Academy of Ophthalmology a New Orleans.
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mercoledì 18 dicembre 2013
Sclerosi multipla, ecco la nuova terapia: riduzione della gravità e una migliore qualità della vita
Riduzione della gravità e recupero più veloce dalle recidive, maggiori probabilità di assenza di attività clinica e radiologica, diminuzione della progressione della disabilità.
Sono i risultati di nuove analisi condotte sul “natalizumab” come terapia per la sclerosi multipla, presentati in occasione del recente Congresso European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis a Copenaghen. Gli effetti sono particolarmente significativi per i pazienti affetti dalla forma recidivante, che hanno iniziato il trattamento quando ancora mostravano un basso grado di disabilità e per quelli in trattamento da più di due anni.
I dati sono frutto di due studi. Il primo è quello registrativo di fase III AFFIRM di due anni e condotto su 942 pazienti. Il secondo è il TOP, della durata di dieci anni, attualmente in corso, su pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante-remittente (SMRR), a cui partecipano anche 17 centri italiani. «Questi nuovi risultati rappresentano una conferma dell’elevata efficacia della terapia nel ridurre la frequenza e la severità delle manifestazioni cliniche della malattia, incluse le recidive e la progressione della disabilità, nei pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente- commenta la professoressa Maria Trojano dell’Università di Bari, attuale Presidente dell’ECTRIMS, e membro dello Steering Committee e Coordinatrice italiana dello studio TOP - In modo particolare i dati dimostrano che “natalizumab” è in grado di indurre risultati ancora migliori nei pazienti che iniziano il trattamento precocemente nel corso della malattia, quando è ancora possibile inibire i processi patologici irreversibili a carico delle strutture neuronali, e in quanti continuano il trattamento per un periodo prolungato oltre i primi due anni».
Inoltre un maggior numero di pazienti non ha mostrato evidenze di attività di malattia clinica e radiologica quando il farmaco è stato utilizzato più precocemente. Natalizumab è approvato in oltre 65 Paesi. Negli Stati Uniti come monoterapia per le forme recidivanti, solitamente per quei pazienti che hanno avuto una risposta inadeguata o non tollerano terapie alternative. Nell’Unione Europea per la sclerosi multipla recidivante-remittente a elevata attività in malati adulti che non hanno risposto all’interferone beta o al glatiramer acetato o che sono affetti da SMRR grave a rapida evoluzione.
Sono i risultati di nuove analisi condotte sul “natalizumab” come terapia per la sclerosi multipla, presentati in occasione del recente Congresso European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis a Copenaghen. Gli effetti sono particolarmente significativi per i pazienti affetti dalla forma recidivante, che hanno iniziato il trattamento quando ancora mostravano un basso grado di disabilità e per quelli in trattamento da più di due anni.
Inoltre un maggior numero di pazienti non ha mostrato evidenze di attività di malattia clinica e radiologica quando il farmaco è stato utilizzato più precocemente. Natalizumab è approvato in oltre 65 Paesi. Negli Stati Uniti come monoterapia per le forme recidivanti, solitamente per quei pazienti che hanno avuto una risposta inadeguata o non tollerano terapie alternative. Nell’Unione Europea per la sclerosi multipla recidivante-remittente a elevata attività in malati adulti che non hanno risposto all’interferone beta o al glatiramer acetato o che sono affetti da SMRR grave a rapida evoluzione.
mercoledì 23 ottobre 2013
Le hostess Ryanair sexy in bikini: il calendario per raccogliere fondi contro il cancro
Anche per il 2014 le hostess della Ryanair si spogliano per un nobile motivo. Questa volta il personale femminile della compagnia irlandese si è fatto fotografare in bikini per beneficenza. Il ricavato delle vendite del calendario sarà devoluto alla lotta contro il cancro.
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sabato 14 settembre 2013
La banana, ottima per la cura delle nostre mani
La banana, oltre ad essere un ottimo frutto dai mille benefici, è utile anche per curare le mani rovinate. Basta fare una maschera a base di polpa di banana mescolata con un pò di olio vegetale di argan. Lasciate in posa per 5-10 minuti circa prima di sciacquare. Potete anche versare questa miscela nei guanti di gomma e prolungare l'applicazione, in modo che, potrete comunque svolgere i vostri lavori domestici.
domenica 8 settembre 2013
I benefici del limone
Avete minimamente idea dei benefici che si possono ottenere nel mangiare un limone? Le nostre nonne ne erano a conoscenza e ne facevano spesso uso.
Combatte raffreddori e influenze grazie al suo contenuto di Vitamina C e flavonoidi.
Migliora la digestione e favorisce il transito intestinale.
Ostacola la nascita dell’osteoporosi.
Riequilibra il Ph corporeo.
Ha proprietà antibatteriche.
Contrasta l’acido urico.
Rinforza i vasi sanguigni grazie alla vitamina P.
Aiuta a dissolvere i calcoli biliari e renali.
Contrasta i radicali liberi e quindi l’invecchiamento cellulare.
Depura il fegato.
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Scoperta la molecola che provoca le scottature
Scottature solari: scoperto il meccanismo che le provoca, si apre la strada a una nuova generazione di creme protettive e a nuovi strumenti per la prevenzione e la cura dei tumori della pelle.
Secondo uno studio recente condotto dalla Duke University (North Carolina, Usa) il colpevole delle scottature, oltre al sole, sarebbe la malefica TRPV4, una molecola presente in abbondanza nella nostra epidermide. La maggior parte delle scottature solari sono provocate dai raggi UVB, che in moderata quantità non risultano dannosi, ma che a seguito di prolungate esposizioni al sole possono danneggiare il DNA delle cellule della pelle tanto da aumentare il rischio di tumori. Le scottature sarebbero un segnale che ci invia il nostro corpo per avvertirci di ciò che potrebbe accadere. Secondo Wolfgang Liedtke, uno degli autori dello studio, la molecola TRPV4 provocherebbe la pelle rossa e il dolore tipici delle scottature solari.
Lo studio
Test condotti sui topi (la cui pelle è simile a quella umana) hanno dimostrato che eliminando geneticamente la TRPV4 dall'epidermide, il rossore e l'effetto doloroso e pruriginoso si riducono. Questa molecola, spiegano gli studiosi, stimolata dai raggi solari, fa in modo che ioni positivi, come calcio e sodio, penetrino nelle cellule dell'epidermide, attivando a loro volta un'altra molecola, l'endotelina, che provoca la sensazione di prurito.
Svelato il meccanismo, i ricercatori hanno sperimentato sui topi un prodotto farmaceutico - chiamato GSK205 - che inibendo la TRPV4 ha effettivamente reso la pelle dei roditori molto più resistente alle scottature. «Lo studio della TRPV4 può aiutare nella prevenzione e nella cura delle scottature solari e forse dei danni cronici provocati dal sole, come i tumori della pelle o l'invecchiamento cutaneo, ma bisogna ancora lavorare prima che gli inibitori della TRPV4 diventino uno strumento utile nell'arsenale della protezione solare, magari sotto forma di nuovi tipi di creme, o nella cura di danni solari cronici», afferma Steinhoff, uno degli autori dello studio.
Lo studio
Test condotti sui topi (la cui pelle è simile a quella umana) hanno dimostrato che eliminando geneticamente la TRPV4 dall'epidermide, il rossore e l'effetto doloroso e pruriginoso si riducono. Questa molecola, spiegano gli studiosi, stimolata dai raggi solari, fa in modo che ioni positivi, come calcio e sodio, penetrino nelle cellule dell'epidermide, attivando a loro volta un'altra molecola, l'endotelina, che provoca la sensazione di prurito.
Svelato il meccanismo, i ricercatori hanno sperimentato sui topi un prodotto farmaceutico - chiamato GSK205 - che inibendo la TRPV4 ha effettivamente reso la pelle dei roditori molto più resistente alle scottature. «Lo studio della TRPV4 può aiutare nella prevenzione e nella cura delle scottature solari e forse dei danni cronici provocati dal sole, come i tumori della pelle o l'invecchiamento cutaneo, ma bisogna ancora lavorare prima che gli inibitori della TRPV4 diventino uno strumento utile nell'arsenale della protezione solare, magari sotto forma di nuovi tipi di creme, o nella cura di danni solari cronici», afferma Steinhoff, uno degli autori dello studio.
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sabato 7 settembre 2013
Bambini, scuola e mal di schiena. I consigli degli esperti
Zaini pesanti e vita sedentaria. La fine delle vacanze estive ed il rientro a scuola può comportare dei problemi per la salute dei bambini, ed in particolare per la loro schiena. A rilanciare l'allarme sulle conseguenze dell'eccessiva pesantezza degli zaini è l'Aifi (Associazione Italiana di Fisioterapisti).
Secondo le stime per l’80% dei giovani scolari lo zaino scolastico è causa di affaticamento, per il 46% provoca mal di schiena già tra i 7 e i 10 anni di età. Il numero degli alunni di scuola elementare che presenta dolore alla parte bassa della schiena, è pari al doppio di quello dei loro genitori quando avevano la stessa età. L’eccessivo peso sulla schiena, in particolare in giovane età, tende a incuneare le vertebre causando scoliosi, infiammazioni e dolori alla schiena che potrebbero diventare cronici.
Per tutelare la salute dei più piccoli è dunque opportuno seguire qualche consiglio. Innanzitutto il peso dello zaino non deve superare il 10% di quello corporeo. Ciò vuol dire che per un bimbo di 6-8 anni non può essere oltre i tre chilogrammi. Per bilanciare il peso, poi, lo zaino va portato su entrambe le spalle.
Al momento dell'acquisto, è bene scegliere una cartella in tessuto leggero, in modo che non ci sia altro peso aggiuntivo rispetto a quello dei libri. La scelta migliore resta comunque il trolley.
“La posizione in avanti del collo, tipica di chi sostiene un peso sulla schiena, favorisce le contratture muscolari. Uno zaino troppo pesante, portato a lungo da chi non ha ancora un buono sviluppo muscolare, può essere un fattore di rischio per il mal di schiena – ha spiegato il professor Paolo Cherubino presidente dallaSocietà Italiana di Ortopedia e Traumatologia (Siot) - Bisogna però ammettere che non è dimostrata una correlazione tra zaino e scoliosi o cifosi. Inoltre può avere ripercussioni sulla respirazione, perché l'eccessivo peso influenza la fatica dei muscoli respiratori”.
Oltre a questo, bisogna fare attenzione alla postura quando si studia. Bisogna evitare di studiare sul letto o sul divano e la scrivania, ricorda l'Aifi, deve essere proporzionata all'altezza del bambino che deve poterci appoggiare gli avambracci con le spalle rilassate. “La peggiore posizione è quella chinata in avanti. Nello stare seduti bisognerebbe mantenere le normali curvature della schiena. In particolare il sacro deve essere appoggiato allo schienale e la lordosi lombare ben mantenuta – sottolinea Cherubino - la testa ben allineata al collo e i piedi devono essere ben appoggiati al pavimento. È sbagliato anche studiare sul letto o sul divano, perché si rischia di assumere posizioni scorrette”.
La postura è importante anche quando si sta al computer o si lavora sul tablet o si legge un testo sull'e-book. Meglio evitare di tenere questi apparecchi sulle gambe: è consigliabile appoggiarli su un tavolo, utilizzando i supporti disponibili, mantenendo la testa allineata alle spalle e la colonna vertebrale il più aderente possibile alla sedia.
Importantissimo è, infine, che i bambini pratichino uno sport, o comunque giochi all’aperto che possano sciogliere ossa e muscoli dopo ore seduti a studiare.
Per tutelare la salute dei più piccoli è dunque opportuno seguire qualche consiglio. Innanzitutto il peso dello zaino non deve superare il 10% di quello corporeo. Ciò vuol dire che per un bimbo di 6-8 anni non può essere oltre i tre chilogrammi. Per bilanciare il peso, poi, lo zaino va portato su entrambe le spalle.
Al momento dell'acquisto, è bene scegliere una cartella in tessuto leggero, in modo che non ci sia altro peso aggiuntivo rispetto a quello dei libri. La scelta migliore resta comunque il trolley.
“La posizione in avanti del collo, tipica di chi sostiene un peso sulla schiena, favorisce le contratture muscolari. Uno zaino troppo pesante, portato a lungo da chi non ha ancora un buono sviluppo muscolare, può essere un fattore di rischio per il mal di schiena – ha spiegato il professor Paolo Cherubino presidente dallaSocietà Italiana di Ortopedia e Traumatologia (Siot) - Bisogna però ammettere che non è dimostrata una correlazione tra zaino e scoliosi o cifosi. Inoltre può avere ripercussioni sulla respirazione, perché l'eccessivo peso influenza la fatica dei muscoli respiratori”.
Oltre a questo, bisogna fare attenzione alla postura quando si studia. Bisogna evitare di studiare sul letto o sul divano e la scrivania, ricorda l'Aifi, deve essere proporzionata all'altezza del bambino che deve poterci appoggiare gli avambracci con le spalle rilassate. “La peggiore posizione è quella chinata in avanti. Nello stare seduti bisognerebbe mantenere le normali curvature della schiena. In particolare il sacro deve essere appoggiato allo schienale e la lordosi lombare ben mantenuta – sottolinea Cherubino - la testa ben allineata al collo e i piedi devono essere ben appoggiati al pavimento. È sbagliato anche studiare sul letto o sul divano, perché si rischia di assumere posizioni scorrette”.
La postura è importante anche quando si sta al computer o si lavora sul tablet o si legge un testo sull'e-book. Meglio evitare di tenere questi apparecchi sulle gambe: è consigliabile appoggiarli su un tavolo, utilizzando i supporti disponibili, mantenendo la testa allineata alle spalle e la colonna vertebrale il più aderente possibile alla sedia.
Importantissimo è, infine, che i bambini pratichino uno sport, o comunque giochi all’aperto che possano sciogliere ossa e muscoli dopo ore seduti a studiare.
sabato 31 agosto 2013
Elena Santarelli: brodo e olio per il mio piccolo Jack
Bella, intelligente e volitiva, ma soprattutto donna tra le più attive su Twitter e Instagram. Così la showgirl Elena Santarelli ha deciso di fare ancora di più: raccontare la sua quotidianità, condividere le esperienze e suggerire look di donna del giorno sul suo sito www.ladysanta81.it. Per le internaute ormai è una confidente cui chiedere consigli. Quali? Soprattutto in materia di bellezza e prima infanzia.
Ma che tipo di mamma è?
Non posso dirlo, penso di essere brava ma farò anche io degli errori con Jack. Sicuramente non gli manca il mio amore e la mia presenza, anche quando lavoro cerco di assentarmi dal set per andarlo a prendere all’asilo e poi tornare nuovamente al lavoro.
Che gravidanza ha avuto?
Non è stata una gravidanza facile. Sono stata ricoverata più volte con il rischio di perdere Jack, ma alla fine ce l'abbiamo fatta.
Che bimbo è?
È vivace, iperattivo ma non ci lamentiamo, è sano e quindi è giusto così.
Quando l’ha mandato all’asilo?
È andato al nido a 27 mesi, perché ho pensato fosse arrivata l'ora di socializzare per bene con altri piccoli. Devo dire che mi ha dato grosse soddisfazioni.
Non posso dirlo, penso di essere brava ma farò anche io degli errori con Jack. Sicuramente non gli manca il mio amore e la mia presenza, anche quando lavoro cerco di assentarmi dal set per andarlo a prendere all’asilo e poi tornare nuovamente al lavoro.
Che gravidanza ha avuto?
Non è stata una gravidanza facile. Sono stata ricoverata più volte con il rischio di perdere Jack, ma alla fine ce l'abbiamo fatta.
Che bimbo è?
È vivace, iperattivo ma non ci lamentiamo, è sano e quindi è giusto così.
Quando l’ha mandato all’asilo?
È andato al nido a 27 mesi, perché ho pensato fosse arrivata l'ora di socializzare per bene con altri piccoli. Devo dire che mi ha dato grosse soddisfazioni.
Bimbo subito nel suo lettino o lettone?
Con Jack a 8 mesi ho adottato il metodo «fate la nanna», ed è stato positivo. Lui dorme nella sua camera, nel suo letto e, solo una volta a settimana, ha il jolly per dormire nel lettone con noi.
È una mamma severa?
Se sbaglia viene messo in punizione o a riflettere, come dico io: ormai ha imparato ad accettare il lato della mamma severa.
Pensa a un fratellino?
Sinceramente ora non penso ad un'altra gravidanza, semmai viaggio con la mia mente se chiudo gli occhi e vorrei avere in futuro una bambina così da potermi confrontare come mamma con entrambi i sessi.
Che tipo di genitori siete?
Jack è un bimbo che esplora molto e noi cerchiamo di non soffocarlo. Deve fare le sue esperienze e noi gli tendiamo la mano per non farlo sentire solo.
Il suo compagno che papà è?
Bernardo è meraviglioso, me ne rendo conto ogni giorno di più. Alcuni papà non sanno neanche dove siano i pannolini, lui è un esperto ‘mammo’ e soprattutto dedica del tempo ludico a Jack.
Un suo consiglio da mamma a mamma.
Tengo molto alla sua alimentazione. Cerco di cucinare per lui tutto con il brodo vegetale e poi di usare l'olivo a crudo: avrà tempo di assaggiare il junk food!.
Con Jack a 8 mesi ho adottato il metodo «fate la nanna», ed è stato positivo. Lui dorme nella sua camera, nel suo letto e, solo una volta a settimana, ha il jolly per dormire nel lettone con noi.
È una mamma severa?
Se sbaglia viene messo in punizione o a riflettere, come dico io: ormai ha imparato ad accettare il lato della mamma severa.
Pensa a un fratellino?
Sinceramente ora non penso ad un'altra gravidanza, semmai viaggio con la mia mente se chiudo gli occhi e vorrei avere in futuro una bambina così da potermi confrontare come mamma con entrambi i sessi.
Che tipo di genitori siete?
Jack è un bimbo che esplora molto e noi cerchiamo di non soffocarlo. Deve fare le sue esperienze e noi gli tendiamo la mano per non farlo sentire solo.
Il suo compagno che papà è?
Bernardo è meraviglioso, me ne rendo conto ogni giorno di più. Alcuni papà non sanno neanche dove siano i pannolini, lui è un esperto ‘mammo’ e soprattutto dedica del tempo ludico a Jack.
Un suo consiglio da mamma a mamma.
Tengo molto alla sua alimentazione. Cerco di cucinare per lui tutto con il brodo vegetale e poi di usare l'olivo a crudo: avrà tempo di assaggiare il junk food!.
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Combatti la cellulite con la fitoterapia
La panniculopatia edemato-fibrosclerotica, meglio conosciuta come cellulite, è un disturbo che interessa principalmente le donne americane ed europee; si presenta come un'alterazione del pannicolo adiposo quale conseguenza di una ridotta circolazione e di un eccessivo ristagno di liquidi. Nel nostro articolo vi diamo qualche informazione in più per poterla trattare con la naturopatia.
L'eredità che non vorresti - Il miglior approccio terapeutico alla cellulite è sicuramente la prevenzione. La fatica comincia quando ci si accorge che la quantità e le dimensioni delle cellule adipose di una persona è ampiamente stabilito dallo stato nutrizionale materno prenatale. Per tale motivo numerose persone si troveranno con la predisposizione a questa patologia loro malgrado. In questo caso è fondamentale mantenere lo strato adiposo sottocutaneo di proporzioni ridotte: questo si consegue attraverso l'esercizio fisico e la conservazione di un corretto e costante peso per tutta la durata della propria vita.
Conosci il tuo nemico e combattilo con un nuovo stile di vita - Per combattere e sperare di vincere la battaglia è fondamentale conoscere il nemico. La cellulite riduce la circolazione periferica provocando la stasi, che altro non è che il rallentamento del flusso sanguigno. Nei tessuti si formano veri è propri edemi, questo fa si che il tessuto circostante subisca una profonda modificazione. L'eccessiva presenza di liquidi esercita una pressione sulle cellule del grasso che vengono così allontanate dai capillari provocando una diminuzione dello scambio dell'ossigeno (sostanza utile) e delle scorie (sostanza dannosa). In carenza di ossigeno i tessuti si deteriorano, i capillari scompaiono e rimangono solo i vasi più grandi tra i noduli del grasso. Il tessuto connettivo e le reticelle, sotto stimolo dell'edema conseguente alla stasi, proliferano formando una "ovatta fibrosa" che avvolge gli adipocidi dando origine a noduli percepibili al tatto, ed ecco che compare la buccia d'arancia. Le zone maggiormente colpite sono i glutei, la parte più bassa dell'addome, la nuca e la zona prossimale delle braccia; neanche a dirlo il sesso colpito nel 98% dei casi è quello femminile e non aiuta sapere che non ne sono dispensate nemmeno le dive e diciamo pure che le parole "materasso" e "buccia d'arancio" associato alla propria pelle proprio non piace. Seppur non sia una vera malattia, anche questa la si può "curare", difatti la cellulite non è altro che un'alterazione estetica.
Lasciati alle spalle le cattive abitudini in 3 step
1. Mangia meglio. È necessaria una buona dieta, non fai da te, bensì costruita ad hoc, che può essere diversa da una persona all'altra. Innanzitutto parliamo di carboidrati, vanno assolutamente assunti ma quelli complessi non quelli raffinati e grassi e poi ancora frutta, verdura eacqua, almeno 2 litri poveri di sodio.
2. Muoviti. L'esercizio fisico è alla base di una sana rinascita: 20 - 30 minuti al giorno di esercizio aerobico almeno 5 volte la settimana; per chi non riuscisse basta anche uscire di casa e fare lunghe passeggiate.
Conosci il tuo nemico e combattilo con un nuovo stile di vita - Per combattere e sperare di vincere la battaglia è fondamentale conoscere il nemico. La cellulite riduce la circolazione periferica provocando la stasi, che altro non è che il rallentamento del flusso sanguigno. Nei tessuti si formano veri è propri edemi, questo fa si che il tessuto circostante subisca una profonda modificazione. L'eccessiva presenza di liquidi esercita una pressione sulle cellule del grasso che vengono così allontanate dai capillari provocando una diminuzione dello scambio dell'ossigeno (sostanza utile) e delle scorie (sostanza dannosa). In carenza di ossigeno i tessuti si deteriorano, i capillari scompaiono e rimangono solo i vasi più grandi tra i noduli del grasso. Il tessuto connettivo e le reticelle, sotto stimolo dell'edema conseguente alla stasi, proliferano formando una "ovatta fibrosa" che avvolge gli adipocidi dando origine a noduli percepibili al tatto, ed ecco che compare la buccia d'arancia. Le zone maggiormente colpite sono i glutei, la parte più bassa dell'addome, la nuca e la zona prossimale delle braccia; neanche a dirlo il sesso colpito nel 98% dei casi è quello femminile e non aiuta sapere che non ne sono dispensate nemmeno le dive e diciamo pure che le parole "materasso" e "buccia d'arancio" associato alla propria pelle proprio non piace. Seppur non sia una vera malattia, anche questa la si può "curare", difatti la cellulite non è altro che un'alterazione estetica.
Lasciati alle spalle le cattive abitudini in 3 step
1. Mangia meglio. È necessaria una buona dieta, non fai da te, bensì costruita ad hoc, che può essere diversa da una persona all'altra. Innanzitutto parliamo di carboidrati, vanno assolutamente assunti ma quelli complessi non quelli raffinati e grassi e poi ancora frutta, verdura eacqua, almeno 2 litri poveri di sodio.
2. Muoviti. L'esercizio fisico è alla base di una sana rinascita: 20 - 30 minuti al giorno di esercizio aerobico almeno 5 volte la settimana; per chi non riuscisse basta anche uscire di casa e fare lunghe passeggiate.
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Stress da ritorno: l'ansia si vince così
Esistono 9 consigli degli esperti per affrontare al meglio il ritorno agli impegni quotidiani. Secondo uno studio promosso dall’Osservatorio Sanpellegrino, infatti, per 7 italiani su 10 il ritorno in città è all’insegna dell’ansia e della preoccupazione.
Tanto da rendere le vacanze di colpo già un lontano ricordo e per un italiano su 4 le villeggiature sono state persino troppo corte. Sono tanti i pensieri da scacciare, troppi.
In una ipotetica classifica, spiccano le ansie del posto di lavoro (47%), il ritorno alla vita da pendolare (32%) e la sveglia al mattino (21%). I rimedi? Gli esperti sono chiari: corretta idratazione, sana alimentazione e giusto approccio psicofisico sono le armi in più per approcciare il post-vacanze. Ecco le regole:
1. Dedicatevi ad attività piacevoli per favorire il relax durante gli ultimi giorni di vacanza prima del ritorno a casa.
2. Dormite le ore di sonno necessarie.
3. Continuate a svolgere attività all‘aria aperta finché potete, poiché viene stimolata la produzione di endorfine che migliorano il tono dell‘umore.
4. Programmate il rientro e riprendere con gradualità gli impegni.
5. Seguire orari regolari dei pasti: possibilmente 5 piccoli pasti al giorno.
6. Bevete con regolarità acque ricche di sali minerali.
7. Continuate a consumare grandi quantità di frutta e verdure fresche e di stagione.
8. Riducete l’apporto calorico se siete in sovrappeso.
9. Eliminate l’alcol per un mese.
«Il rientro dalle vacanze traduce le ansie legate alla ripresa dell’attività scolastica o lavorativa». Lo dichiara Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo, specialista in Scienza della Nutrizione Umana all’Università La Sapienza di Roma. Che prosegue: «Quanto più drastico è il passaggio tra la vacanza e il lavoro, tanto più è evidente quella che possiamo definire sindrome da rientro, caratterizzata da malessere generale, affaticamento, astenia, irritabilità e disturbi del sonno. Alcuni di questi sintomi sono di indole psicologica altri da deficit nutrizionali e disidratazione. Per il recupero di una condizione ottimale bisogna cominciare dalla prima colazione. Ma non conta solo il cibo bensì anche l’acqua. Nella prima fase del rientro sono consigliate acque ricche di minerali per recuperare i sali persi durante l’estate e che continueranno a perdersi per le elevate temperature che di norma perdurano ancora per un mese dopo il rientro».
Tanto da rendere le vacanze di colpo già un lontano ricordo e per un italiano su 4 le villeggiature sono state persino troppo corte. Sono tanti i pensieri da scacciare, troppi.
1. Dedicatevi ad attività piacevoli per favorire il relax durante gli ultimi giorni di vacanza prima del ritorno a casa.
2. Dormite le ore di sonno necessarie.
3. Continuate a svolgere attività all‘aria aperta finché potete, poiché viene stimolata la produzione di endorfine che migliorano il tono dell‘umore.
4. Programmate il rientro e riprendere con gradualità gli impegni.
5. Seguire orari regolari dei pasti: possibilmente 5 piccoli pasti al giorno.
6. Bevete con regolarità acque ricche di sali minerali.
7. Continuate a consumare grandi quantità di frutta e verdure fresche e di stagione.
8. Riducete l’apporto calorico se siete in sovrappeso.
9. Eliminate l’alcol per un mese.
«Il rientro dalle vacanze traduce le ansie legate alla ripresa dell’attività scolastica o lavorativa». Lo dichiara Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo, specialista in Scienza della Nutrizione Umana all’Università La Sapienza di Roma. Che prosegue: «Quanto più drastico è il passaggio tra la vacanza e il lavoro, tanto più è evidente quella che possiamo definire sindrome da rientro, caratterizzata da malessere generale, affaticamento, astenia, irritabilità e disturbi del sonno. Alcuni di questi sintomi sono di indole psicologica altri da deficit nutrizionali e disidratazione. Per il recupero di una condizione ottimale bisogna cominciare dalla prima colazione. Ma non conta solo il cibo bensì anche l’acqua. Nella prima fase del rientro sono consigliate acque ricche di minerali per recuperare i sali persi durante l’estate e che continueranno a perdersi per le elevate temperature che di norma perdurano ancora per un mese dopo il rientro».
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